Il mio fratello in Senegal

Non passa lo straniero | Libertà e Giustizia

In Senegal, parlare di povertà non si riferisce ai cliché allarmistici spesso presentati dai media europei, specialmente in Italia, che riducono la povertà in Africa a una fotografia disgustosa di un bambino così malnutrito che si presenta solo come uno scheletro coperto di pelle umana e circondato da mosche.

Il bambino, specialmente il neonato, è magnifico, proprio angelico perché riflette la purezza, la bellezza della natura, in lui si riassumono le meraviglie di Dio.
Ecco perché i bambini attirano la nostra attenzione, ci fanno sorridere e ci danno tanta gioia, illuminano la vita delle nostre famiglie.

Mostrare in televisione immagini di un bambino che attira piuttosto le mosche non gli uomini, invece di suscitare generosità e solidarietà, che dovrebbe essere l’obiettivo, coltiva e nutre nella memoria collettiva e nel cuore dell’italiano il rifiuto dell’uomo di colore.

È un’arma pericolosa e sottile di trasmissione dell’odio.

Ogni immigrato nero ricorda sempre quel detestabile bambino della televisione, potrebbe non essere più circondato da mosche, ma porta ancora sporcizia e malattie.

La sua presenza è fonte di insicurezza, di violenza, e di tutti i tipi di male (nero). “Cerca di stare attento sempre, ovunque e sta loro lontano il più possibile” è il messaggio trasmesso ai bambini.

il mio fratello in Senegal

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